Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un principio importante per i soci lavoratori di S.r.l. iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti Inps: gli utili prodotti dalla società ma non distribuiti ai soci non devono essere automaticamente assoggettati a contributi Inps.
Cosa cambia
La pronuncia è particolarmente importante perché contrasta con l’impostazione finora seguita dall’Inps e potrebbe avere effetti rilevanti sia sul calcolo dei contributi futuri sia sulle eventuali richieste di pagamento relative ad utili non distribuiti.
Fino ad oggi, infatti, l’Inps ha generalmente considerato nella base di calcolo dei contributi del socio lavoratore anche la quota di reddito prodotto dalla S.r.l. corrispondente alla sua partecipazione, anche quando l’utile rimaneva all’interno della società. La Cassazione ha invece affermato che, se l’utile viene accantonato e rimane fiscalmente un reddito della società, non può essere considerato automaticamente reddito personale del socio ai fini contributivi.
Esempio
Una S.r.l. realizza un utile di 100.000 euro e ha due soci lavoratori al 50%.
Se l’utile non viene distribuito, ma viene interamente accantonato a riserva, secondo il principio affermato dalla Cassazione i 50.000 euro riferibili a ciascun socio non devono essere automaticamente aggiunti al suo reddito ai fini del calcolo dei contributi Inps.
S.r.l. in regime di trasparenza fiscale Diverso è il caso delle S.r.l. che applicano il regime di trasparenza fiscale: in questa situazione il reddito della società viene imputato fiscalmente ai soci anche se non viene materialmente distribuito e può quindi assumere rilevanza anche ai fini contributivi.